Operazione antibracconaggio del Corpo Forestale della Provincia

L’Associazione ValsuganAttiva ringrazia pubblicamente il personale di vigilanza del Corpo Forestale della Provincia di Trento, in servizio nelle stazioni di Borgo e Pieve Tesino, per le due operazioni concluse nello scorso mese di luglio con l’aiuto dei guardiacaccia dell’Associazione Cacciatori e del personale di Custodia Forestale della zona, che hanno portato alla luce il possesso di silenziatori artigianali, cartucce in eccesso rispetto a quelle dichiarate, carne congelata, mandibole e trofei di numerosi ungulati selvatici e numerosi animali imbalsamati, anche di specie protette, da parte di alcune persone residenti a Novaledo e a Ronchi Valsugana.

Quando si trovano una carabina calibro 22 – arma non consentita per la pratica venatoria -, un silenziatore artigianale compatibile con la stessa arma e una torcia applicabile alla carabina per migliorare la vista e la caccia notturna, crediamo che ci siano pochi dubbi sulle reali “buone” intenzioni dei possessori di “assemblaggi tecnologici” tanto creativi.

I sopraccitati interventi di vigilanza seguono di alcuni mesi la denuncia, da parte degli stessi agenti coadiuvati dal personale della Stazione Forestale di Pergine, nei confronti di altri cacciatori, questa volta di Marter nel comune di Roncegno. In questo caso erano stati ritrovati lacci posti in vari punti, utilizzati per la cattura illegale di decine di ungulati.

Simili episodi di bracconaggio evidenziano come sia ancora radicata in alcune persone una concezione di stampo mafioso, che le porta a considerare la ricchezza faunistica come “cosa nostra” da gestire a propria discrezione.

Azioni come il bracconaggio, oltre ad essere atrocità commesse ai danni delle specie faunistiche che ne sono vittime dirette (pensiamo all’agonia di un animale che muore a causa dei lacci), sono anche uno schiaffo doloroso nei riguardi delle persone che amano la natura e in particolare gli animali.

Non abbiamo esitazioni nel definire coloro che praticano azioni di bracconaggio dei delinquenti, equiparandoli a chi si rende protagonista di furti e rapine, perché con le loro azioni depauperano e sviliscono un patrimonio naturale ed un ecosistema che rappresentano la ricchezza di un’intera comunità. E’ bene ricordare, inoltre, che sparare di notte, in particolar modo vicino a case e strade, rappresenta anche un serio rischio per l’incolumità pubblica.

Auspichiamo che in futuro vengano previste pene più severe per chi si rende protagonista di simili barbarie, perché crediamo che questa strada rappresenti il deterrente più efficace per eliminare o perlomeno limitare questi episodi. Innanzitutto, a queste persone dovrebbe essere revocato per sempre il porto d’armi, perché da ritenersi non più affidabili e quindi potenzialmente pericolose. Inoltre, nei casi di Marter e di Novaledo, i cacciatori denunciati vantavano anche la qualifica di “cacciatori esperti”, che dovrebbe essere garanzia di una migliore conoscenza della fauna, e dal punto di vista venatorio di una migliore gestione della stessa. Chiediamo quindi alla Provincia di Trento che, in casi analoghi, sia quantomeno revocata questa qualifica, che altrimenti ha il sapore della beffa.

In conclusione, rinnoviamo il nostro plauso e l’appoggio morale a tutte quelle persone che si sono impegnate per cercare di contrastare questi criminosi episodi, auspicando una sempre maggiore collaborazione fattiva da parte di tutti i cittadini nell’aiutarle a vigilare sul nostro territorio e sull’ambiente.

 Il Consiglio Direttivo di ValsuganAttiva

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