Un nuovo processo ad Acciaieria Valsugana

L’associazione Valsuganattiva esprime estrema preoccupazione per la recente notizia di un nuovo procedimento giudiziario a carico dei vertici di Acciaierie Valsugana SpA, per il superamento ripetuto dei limiti di alcuni inquinanti nelle emissioni convogliate in uscita dai camini dell’acciaieria. Che lo stabilimento fosse responsabile di emissioni nocive oltre i limiti di legge in passato, era già stato riconosciuto nella sentenza finale del processo “Fumo negli occhi”. Per consentire la continuazione della produzione, a partire dal 2009 vennero effettuati vari interventi (con una spesa di circa 6 milioni di euro, alla quale avrebbe contribuito anche la P.A.T. con 2,6 milioni), che secondo tecnici ed amministratori avrebbero dovuto consentire alla fonderia di lavorare entro i “limiti di legge”, almeno per quanto riguarda gli inquinanti in uscita dai due nuovi camini.

Nel nuovo Decreto di Citazione a Giudizio, invece, viene evidenziato come, anche sotto commissariamento, le stesse analisi effettuate dall’azienda e pubblicate via web avessero rivelato ricorrenti sforamenti di monossido di carbonio, polveri totali e biossido d’azoto. Se ne deduce, quindi, che anche dopo il costoso “lifting”, l’impianto di filtraggio dei fumi dell’acciaieria di Borgo ( i camini E1 ed E2, quelli azzurri, in azione dal novembre 2011) non sia poi così efficiente come avrebbe dovuto essere. Sorprende che questi dati siano stati inizialmente notati da normali cittadini e siano invece “sfuggiti” agli amministratori e agli enti con competenze e responsabilità ambientali.

Ricordiamo che a questo problema si aggiunge quello, non ancora risolto, delle emissioni diffuse, che non sono controllabili perchè escono dalle “falle” dell’involucro del capannone e che continuano a riversare nell’atmosfera, durante l’attività dello stabilimento, alcuni kg di polveri all’ora (da perizia “Borroni” del processo “Fumo negli Occhi”).

Tutto questo ci pone ovviamente una domanda ormai retorica: perché tollerare ancora a Borgo Valsugana la presenza dell’acciaieria, che anche dopo essere stata messa sotto controllo attivo, sia da parte del corpo Forestale dello Stato che della Procura di Trento e degli stessi cittadini, ha reiterato irregolarità plurime, incompatibili con la salute della valle e dei suoi abitanti?

Ora come potremo credere, noi valsuganotti, che in futuro non vengano alla luce altri problemi, non ancora rilevati, legati a questo obsoleto impianto?

Esprimiamo il nostro sconcerto per aver appreso che la Provincia Autonoma di Trento avrebbe intenzione di promuovere con fondi pubblici il trasferimento dello stabilimento dal gruppo Leali al gruppo Feralpi. Alla luce di questo nuovo procedimento, è più che mai forte la nostra convinzione che l’industria siderurgica in Valsugana sia ormai al capolinea, sia per la sua correlazione con problematiche sanitarie che per l’impatto sul resto dell’economia locale. Ci appare oltremodo irrazionale l’”accanimento terapeutico” nei confronti di questa industria pesante, che si sta concretizzando con l’appoggio al trasferimento di proprietà a Feralpi da parte dell’assessore Olivi, e scorretto che l’Amministrazione Comunale di Borgo sia stata informata del nuovo procedimento giudiziario solamente dalla stampa locale! E’ questa la considerazione che la Provincia ha di noi, trentini abitanti della Valsugana?

Cogliamo l’occasione per proporre che i 2,6 milioni di euro promessi a Feralpi vengano dirottati a sostegno di attività ecosostenibili, come quelle proposte dall’Amministrazione del Comune di Borgo, che a nostro avviso rimangono le uniche alternative economiche possibili per garantire la salute di una valle penalizzata da decenni di inquinamento fuori controllo.

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