Cromo esavalente in Val di Sella

In data 25 gennaio 2012 il sindaco di Borgo Valsugana, Fabio Dalledonne, con apposita ordinanza ha ordinato a due famiglie di Olle di non bere l’acqua e di non utilizzarla per lavare e cuocere cibi, in quanto inquinata da cromo esavalente, sostanza altamente cancerogena.

In seguito a questo episodio ValsuganAttiva, in accordo con i proprietari, decise di condurre delle analisi indipendenti per approfondire e meglio conoscere la questione, affidando a due diversi laboratori accreditati l’analisi delle acque di una delle abitazioni interessate dall’ordinanza. Questi accertamenti sono stati resi possibili grazie a tutte quelle persone che hanno devoluto dei fondi all’associazione ValsuganAttiva e che pertanto ci sentiamo di ringraziare pubblicamente. Va precisato che tali abitazioni sono servite da inizio secolo, ovvero da quando esistono, esclusivamente da sorgenti interne alle proprietà. I prelievi sono stati effettuati in diverse stagioni e con diverse situazioni di piovosità.

A fronte di un valore di legge che pone un limite massimo di concentrazione del cromo esavalente pari a 5 microgrammi/litro, i valori otteniti dalle analisi che abbiamo commissionato nelle date 6 settembre 2012, 14 febbraio 2013 e 8 agosto 2013 sono stati abbondantemente oltre i limite, arrivando anche 10 microgrammi/litro! I dati delle analisi sono stati ogni volta inviati per conoscenza alla Stazione di Enego del Corpo Forestale dello Stato in quanto corpo di polizia giudiziaria nominato dalla Magistratura per effettuare le indagini sulla ex Cava di San Lorenzo.

Nel frattempo è stata dimostrata la correlazione tra l’inquinamento delle falde acquifere e la percolazione proveniente dalla ex cava di San Lorenzo. Le prime stime parlano di 2 milioni di euro per bonificare il sito, e Valsuganattiva, ritenendo di interpretare le richieste di una vasta parte della popolazione borghigiana si interroga se in questo caso, tramite l’ennesimo intervento della magistratura, potremmo arrivare a conoscere i veri responsabili di un tale scempio, commesso in tempi nei quali era già ben chiaro il significato di rifiuto tossico nocivo, e nei quali esistevano già normative precise per la protezione dell’ambiente e della salute. Lo scandalo a nostro avviso è come questa immensa quantità di materiale inquinante (si parla di 150.000 metri cubi) sia potuta pervenire in un sito naturalistico di primaria importanza come la valle di Sella, e in spregio delle più elementari regole del buon senso.

La presenza di un autorizzazione aggrava la responsabilità degli amministratori, i quali dimostrano di essere a conoscenza dall’inizio di quanto pervenuto nella ex cava di San Lorenzo, come del resto ne era a conoscenza la popolazione, si rende così incomprensibile al cittadino come i nostri amministratori non si siano mossi prima per mettere in sicurezza il sito, soprattutto dopo l’inizio delle ben note vicende ambientali, e ci sia voluta l’ennesima segnalazione da parte di privati prima e della forestale dello Stato poi per arrivare ad un approfondimento del caso. Dove era l’ufficio tecnico del comune? Dove la forestale della Provincia? Dove l’Appa? Dove il servizio geologico?

Il primo provvedimento che verrà preso sarà quello di disboscare la zona e di coprire con un capping la grande discarica (con grande guadagno per la paesaggistica di ingresso a Sella). ValsuganAttiva vigilerà affinché non si tratti di un provvedimento si provvisorio ma anche permanente (ci venga permesso il contradittorio). Riteniamo che le polveri debbano essere rimosse a spese dei responsabili anche se sono passati anni e costoro, come spesso succede nelle vicende ambientali, si sono fatti scudo di regolamenti e codicilli per non fare quello che ogni persona ragionevole avrebbe fatto, senza lauree in ingegneria ambientale e titoli tecnici vari.

Ribadiamo con forza che siamo allarmati che solo la casualità ha fatto emergere la presenza di cromo esavalente, per ironia della sorte in seguito all’iter per la costruzione di una nuova discarica in località Fastro da parte della Ditta Boccher, discarica che verrebbe a trovarsi in un’area già fortemente compromessa da impropri anche se “autorizzati” depositi di materiali di scarto dell’acciaieria. Non solo, ma che questo ennesimo disastro derivato dalla presenza dell’acciaieria e dalla miopia dei nostri amministratori viene alla luce solo pochi giorni dopo che il presidente Pacher aveva annunciato autorevolmente supportato dall’università di Trento dipartimento di ingegneria Ambientale che la situazione ambientale in Valsugana non è preoccupante e che l’impianto in questione non condizionava apprezzabilmente l’equilibrio ecologico della valle.

Ci chiediamo se nell’iter che ha portato all’autorizzazione di deposito nella discarica siano state prese tutte le cautele del caso, e se negli anni successivi gli organi preposti ai controlli ambientali abbiano effettuato quanto non solo prescritto ma anche quanto di buon senso per l’amministrazione del buon padre di famiglia. Ci chiediamo se da parte della Provincia ci siano stati atteggiamenti omissivi e se analoghe omissioni siano state commesse anche a livello amministrativo locale. La Provincia sapeva o ignorava quanto da lei stessa autorizzato? Ha sottovalutato? Oppure ha operato nell’esclusivo interesse dell’Acciaieria Valsugana, atteggiamento più volte riscontrato nei confronti di questa azienda come dimostrano gli atti del processo “Fumo Negli Occhi”?

La gente della Valsugana ha raggiunto un grado di saturazione che le rassicurazioni politically correct non riusciranno a diluire come è consuetudine fare per non “intralciare il macchinista”, facendo credere con pomposa autoreferenziale supponenza che: gli asini volano.

 Ai posteri l’ardua sentenza, ai giudici le nostre speranze.

 Valsuganattiva

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento