Comunicato mandato ai giornali il 21 settembre 2017 in occasione della riapertura dell’acciaieria di Borgo

Siamo un gruppo di cittadini della Valsugana profondamente delusi di fronte alla notizia della riapertura dell’acciaieria di Borgo, certi che tale attività industriale continuerà ad avere pesanti ricadute sull’ambiente e sulla salute pubblica.
Siamo anche molto amareggiati dalla politica provinciale che si è dimostrata incapace di scelte strategiche orientate allo sviluppo sostenibile del suo territorio; una politica provinciale incoerente, che da un lato fa leva sulle bellezze naturali del Trentino per promuoverlo dal punto di vista turistico e dall’altro lato accoglie con soddisfazione la riapertura di uno stabilimento che fonde rottame ferroso estremamente eterogeneo a ridosso del principale centro abitato di una valle alpina.
Solo una politica miope può esprimere soddisfazione per la riapertura di uno stabilimento che si muove controcorrente nella valorizzazione del territorio.
Nel 2010, durante il ciclone giudiziario che aveva coinvolto l’azienda, il prof. Silvio Goglio, docente di economia presso l’Università di Trento, scriveva sulle pagine de L’Adige che quello stabilimento non aveva futuro ma la valle sì. A sette anni di distanza, siamo invece qui a constatare amareggiati che l’azienda, economicamente disastrata, ha continuato a fondere rottame ferroso inquinando l’ambiente circostante.
In questi sette anni la gestione aziendale ha assunto connotati tutt’altro che lodevoli. Sono state infatti ripetutamente disattese importanti prescrizioni imposte dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), incorrendo in provvedimenti sanzionatori da parte dell’autorità amministrativa e determinando il coinvolgimento dei vertici aziendali in nuovi procedimenti giudiziari.
Gli organi provinciali di controllo ambientale hanno agito con grande benevolenza rispetto alle richieste dell’azienda sia in fase di rilascio dell’AIA, sia nelle successive azioni di controllo.
Il servizio provinciale competente al rilascio dell’AIA ad esempio ha vergognosamente concesso all’azienda di inquinare liberamente durante ogni “primo ciclo di colata”; ha anche consentito di derogare ai limiti orari dell’inquinante monossido di carbonio previsti dalla legge provinciale. Un altro aspetto paradossale e allo stesso tempo sconcertante (alla luce della legge provinciale “Kessler” del 2010, che prevede la partecipazione dei cittadini ai sistemi di controllo) è la mancata previsione di un sistema di videosorveglianza pubblica, come fra l’altro richiesto dalla Commissione ambiente della Comunità Valsugana e Tesino nel 2012. L’assessore all’Ambiente di quel periodo, Alberto Pacher, rigettò la richiesta ritenendo sufficienti i sistemi di videosorveglianza predisposti dall’azienda. Non sorprende che tali sistemi non abbiano funzionato ma può risultare sconcertante il fatto che la stessa APPA, organo di controllo competente, abbia utilizzato i filmati amatoriali realizzati e forniti da ValsuganAttiva per contestare all’azienda ripetute numerose emissioni fuori legge!
Anche nella fase di controllo sull’attuazione di varie prescrizioni dell’AIA, il competente Servizio provinciale è risultato molto accomodante nei confronti dell’azienda, concedendo continue proroghe su richiesta della stessa.
Va opportunamente evidenziato che nonostante una gestione aziendale poco rispettosa dell’ambiente, quest’impresa non è riuscita nel tempo a generare utili, cioè a creare valore economico, incorrendo in procedura fallimentare.
La Provincia dirà che ora si può voltar pagina poiché l’azienda che gestisce l’impianto è cambiata. La recente riapertura avviene infatti per opera di Acciaierie Venete, un’azienda che ha acquisito temporaneamente l’impianto in affitto. Ci chiediamo perplessi come faranno Acciaierie Venete ad essere economicamente profittevoli se ben intenzionati a rispettare maggiormente l’ambiente.
La Provincia ha previsto 2 milioni di € per finanziare investimenti nello stabilimento allo scopo di limitare l’inquinamento sul posto di lavoro e sul territorio. Riteniamo assurdo che siano i denari pubblici a intervenire per limitare i danni ambientali di un’attività industriale pesante che non riesce a stare economicamente in piedi da sola nel rispetto delle leggi ambientali. Una politica lungimirante avrebbe utilizzato questi soldi per creare occasioni alternative di lavoro ai dipendenti dello stabilimento, inventando progetti volti a valorizzare il territorio anziché perseverare nel sostegno ad un impianto pesante che offre occasioni di lavoro in ambiente insalubre e molto rischioso, che il prof. Goglio definì tipica scelta da area depressa.
Riteniamo che la Valsugana, ma in fin dei conti il Trentino, meriterebbero altro …

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